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di Giovanna Mulas Lanusei, 22 giugno 2009
A Juarez, in Messico, oggi, scompaiono donne, scompaiono bambine. Di loro non si viene a sapere più nulla anche a distanza di anni, a meno che i rapitori non ‘decidano’ di farne ricomparire i corpi senza vita, con evidenti segni di torture brutali, violenze di gruppo, mutilazioni, bruciature. La disperazione e la paura delle famiglie locali è chiaramente costante, comprensibile, immaginabile nel suo orrore: una figlia, una moglie possono uscire di casa per fare la spesa e non fare più ritorno. Alla brutalità della situazione che si perpetra da anni s’ aggiunge, sfregio, l’indifferenza totale da parte delle autorità. Ad oggi NESSUNO è stato condannato per aver commesso questi omicidi. E a parte i parenti stretti NESSUNO indaga sulle donne scomparse. Perché? I primi omicidi e rapimenti di donne e bambine in Juarez risalgono al 1993. Proseguono quotidianamente; dal 2001 questa pratica barbara si è estesa alla città di Chihuahua. Ancora donne assassinate, sequestrate, violentate, torturate. Scomparse. Nonostante le ricerche, le ‘apparenti’ investigazioni, non si è arrivato a nessun arresto né condanna credibile. E negli anni numerosi, terribili segni suggeriscono un vegetare indisturbato delle istituzioni nazionali che, evidentemente complici del terribile reato, operano tramite false confessioni o archiviazioni affinchè lo stesso venga tenuto nascosto nel resto del mondo, o passi inosservato. Collusioni, depistaggi. Nell’ ottobre 2002, in collaborazione con la ‘Casa Amiga’, centro anticrisi e antiviolenza di Ciudad Juarez (in prima linea nella campagna contro il sequestro e l’assassinio delle donne in Juarez) l’ ente antiviolenza donna ‘Igualdad Ya’ presentò al Comitato delle Nazioni Unite il Progetto Law legato all’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW), affinchè il Comitato potesse avviare immediate indagini e azioni sulla totale assenza del Governo messicano in merito alla tragica situazione. Nel giugno 2003 la Commissione Messicana di difesa e promozione dei diritti Umani si unisce alla Casa Amiga e all’ Igualdad Ya per spingere sulla necessità d’intervento immediato in Juarez da parte del CEDAW. La Convenzione CEDAW (The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women) ribadisce la norma della Dichiarazione Universale contro le discriminazioni in base al sesso, e integra in un testo organico tutti gli altri standard relativi alle donne o particolarmente significativi per le donne già contenuti nei trattati internazionali esistenti e si spinge oltre. Nel preambolo, si riconosce in primo luogo che nonostante i numerosi sforzi delle Nazioni Unite per promuovere i diritti umani delle donne e l'uguaglianza fra donne e uomini, "le donne continuano ad essere oggetto di gravi discriminazioni". S’ afferma inoltre che la discriminazione contro le donne viola i principi dell’ uguaglianza dei diritti e del rispetto della dignità umana, ostacola la partecipazione delle donne alla vita politica, sociale, economica e culturale del loro paese in condizioni di parità con gli uomini, intralcia la crescita del benessere della società e della famiglia e rende più difficile un pieno dispiegarsi delle potenzialità delle donne per il bene del proprio paese e dell’umanità. Nel testo completo, la CEDAW non si limita alle garanzie di uguaglianza di fronte alla legge e uguale protezione da parte della legge stessa, come facevano le normative internazionali precedenti. Va nel concreto, indica una serie di misure mirate ad ottenere una uguaglianza sostanziale fra donne e uomini, indipendentemente dalla condizione familiare, in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale. Oltre a ciò, la Convenzione impegna gli Stati che la sottoscrivono ad attivarsi per modificare gli schemi di comportamento e i modelli culturali in materia di differenza fra i sessi, e si propone di diffondere princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella vita sia pubblica che privata. La Convenzione richiede agli stati di eliminare tutte le forme di discriminazione contro le donne, nell'esercizio di tutti i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Essa indica anche le misure programmatiche che gli stati devono attuare per raggiungere l'uguaglianza fra donne e uomini. Secondo la CEDAW, gli Stati sono tenuti ad operare per il raggiungimento dell'uguaglianza non solo nella vita pubblica - ad esempio in materia di stato giuridico e partecipazione politica - ma anche nella vita privata, ed in particolare nella famiglia. Nel portare avanti gli obiettivi della Convenzione, gli stati sono autorizzati ad adottare misure temporanee, le cosiddette "azioni positive", da mantenere in vigore fino a che non si sarà ottenuta una piena uguaglianza fra donne e uomini.’ Basandosi sull’informazione proposta da Igualdad Ya e dai soci dell’ente, il Comitato CEDAW cominciò ad investigare e, nel 27 gennaio 2005, il Comitato pubblicò notizia sull’ investigazione, in risposta al buio e al silenzio del governo messicano. ‘(…) 14 anni di delitti spesso occultati dall’indifferenza, oltre 400 donne uccise e 70 scomparse. Contro il silenzio delle autorità urla la voce dei famigliari e degli attivisti.Diverse le associazioni di genitori, sorelle, amici delle vittime. Una di queste è “Nuestras hijas de regreso a casa“, nata all’inizio del 2001, quando la terribile esperienza di omicidi e sparizioni che colpiva Ciudad Juárez si è estesa alla città di Chihuahua. I suoi obiettivi sono proteggere, accompagnare e orientare le famiglie delle ragazze scomparse, richiedere giustizia, informare e mobilitare la comunità nazionale e internazionale. I famigliari hanno anche lanciato una petizione al governatore dello stato di Chihuahua. Solidarietà è giunta dal mondo dell’arte. Alcuni pittori messicani hanno dedicato le loro opere alle vittime. Los Tigres del Norte, band del posto, cantano “Mujeres trabajadoras, pasto de maquiladoras…“. In Italia è uscito nel 2006, pubblicato da Adelphi, il libro Ossa nel deserto, di Sergio González Rodríguez, una drammatica inchiesta con cifre, documenti e testimonianze. Decine sono i film e documentari tematici, come Señorita extraviada di Lourdes Portillo (2001). Di matrice italiana, realizzato nel 2005, è El soldado, el policia y el juez, di Elisabetta Andreoli e David Goldsmith, con la voce narrante di Gael Garcia Bernal. In 45 minuti il racconto di tre casi di violazione di diritti umani in Messico. Malaugurati protagonisti le donne di Ciudad Juárez, contadini ecologisti dello stato di Guerrero e due indigene violentate da militari, sempre nello stato di Guerrero.’ (Fonte: Panorama.it Mondo, 10 marzo 2007, by Simona Santoni)
Donne e bambine rapite per essere costrette a prostituirsi nei ‘paesi ricchi’, si parla di mercato pedofilo, si parla di. Si parla e non si parla. Ma, ancora oggi, donne e bambine continuano a scomparire. E il mondo a zittire.
Firmate la petizione, fate girare: http://www.mujeresdejuarez.org/
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